Da “stiamo facendo la storia” a “l’ospedale non è servito”: il flop della Regione Lombardia

Da “stiamo facendo la storia” a “l’ospedale non è servito”: il flop della Regione Lombardia

Gallera: “L’ospedale fortunatamente non è servito – dice – a ricoverare centinaia e centinaia di persone in terapia intensiva. E di questo stiamo contenti perché vuol dire che oggi c’è un bisogno sanitario inferiore”

L’ospedale in Fiera di Milano non è servito a ricoverare centinaia di persone. È questo che sostanzialmente ha detto Gallera ieri, 14 aprile 2020, alla consueta conferenza stampa della Regione Lombardia. Non si può che esserne felici da un lato, vuol dire che l’emergenza sanitaria sta contenendosi in qualche modo, dall’altro significa che, un ospedale costruito tra le polemiche, costato però 21 milioni di euro, in realtà non è servito a nulla.

Quindi la pezza a colori: “Servirà per le seconde ondate”- hanno detto i protagonisti della vicenda imbarazzante. Eppure, ad ora, per ogni persona ospedalizzata sono stati spesi 2 milioni, 115mila e 300 euro. Ci sono attualmente 10 pazienti in Fiera di Milano. Perché sono stati “sprecati” in questo modo dei soldi derivanti dalle donazioni che, Emilia Romagna e Veneto insegnano, sarebbero potuti servire per l’assistenza a casa dei malati Covid-19, che a quanto pare, è la nuova sfida vera da affrontare? Ancora meglio, sarebbe stato utile fare i tamponi ai medici o a pazienti e personale delle Rsa, dove si è consumata ed ancora si consuma una strage. C’era di che investire, insomma. Quei soldi avrebbero fatto comodo a parecchie battaglie che i medici in prima linea gridano a gran voce: dalla prevenzione al potenziamento delle strutture già esistenti.

Che il “miracolo milanese” dell’ospedale Fiera di Milano fosse uno strumento di propaganda, senza girarci troppo intorno, lo avevamo già ampiamente spiegato in questo nostro articolo ma lo aveva già previsto il dirigente medico di primo livello dell’ospedale Niguarda, che è certamente più qualificato di noi a tal proposito: “Che dispiacere. Sono medico, sono lombardo, oggi però con l’inaugurazione dello pseudo ‘ospedale’ in fiera mi sento triste. Una terapia intensiva non può vivere separata da tutto il resto dell’ospedale. Una terapia intensiva funziona solo se integrata con tutte le altre strutture complesse che costituiscono la fitta ragnatela di un Ospedale perché i pazienti ricoverati in terapia intensiva necessitano della continua valutazione integrata di diverse figure professionali, non solo degli infermieri e dei rianimatori ma degli infettivologi, dei neurologici dei cardiologi, dei nefrologi e perfino dei chirurghi. Quindi per vivere una terapia intensiva ha bisogno di persone, di professionisti integrati nella loro attività quotidiana mutlidisciplinare”- è quanto aveva scritto su un lungo post di Facebook in risposta alla eccitazione dei giorni in cui Fiera di Milano stava per aprire i battenti.

“L’idea quindi di creare dei posti letti slegati da questa realtà – senza entrare nel merito di quanti 600 – 500 – 400 – 250 – 100 – 12 – mi sembra assurda. Sarebbe stato più logico spendere le energie e le donazioni raccolte per ristrutturare o riportare in vita alcuni dei tanti padiglioni abbandonati degli ospedali lombardi. Si sarebbe investito nel sistema in essere e quanto creato sarebbe rimasto in dotazione alla Sanità Lombarda, potendo poi essere utilizzato ancora come terapia intensiva oppure riutilizzabile con altre finalità ma sempre all’interno di un ospedale funzionante”.

Ed, ancora: “La Lombardia non aveva certo bisogno di dimostrarsi superiore alla Cina costruendo un ‘ospedale’ in fiera. Bastava vedere quanto fatto da tutti i dipendenti degli ospedali lombardi che in questi 40 giorni hanno creato oltre 600 posti di rianimazione dal nulla, con il loro costante lavoro e sostanzialmente iso-risorse”.

In conclusione, abbiamo assistito ad un appuntamento con la storia, che alla fine non era un appuntamento ma un tassello fallimentare della vicenda, per poi sentir dire all’assessore Gallera che questa pseudo-storia non è servita a nulla, forse “per la seconda ondata”. È triste constatare che si faccia propaganda, lo ripetiamo ancora una volta, sulla pelle e sulle vicende dolorose dei cittadini lombardi e non solo, italiani tutti.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.