Teniamo la testa alta, Napoletani: nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso

Teniamo la testa alta, Napoletani: nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso

C’è un’epidemia che attraversa l’Italia e non è quella da Covid-19. Se ne sono resi conto un po’ tutti, complice anche la permanenza nelle nostre case. Il messaggio mediatico è stato chiaro e preciso: c’è un’Italia intollerante ai meridionali, che non perde occasione per ribadirlo.

In principio ci fu Massimo Galli. L’esperto che doveva curare i pazienti lombardi e che ha fatto più apparizioni in TV che visite. Tentò di screditare Paolo Ascierto, lo ricorderete. Ma in quella occasione non c’era solo l’intento di screditare un collega per mera “gelosia del mestiere”, c’era un intento ben preciso: non far passare il messaggio che da Napoli, quindi dal Sud, ci fosse qualcosa di buono, che definirei eccellente in questo caso, da apprezzare ed addirittura da imitare.

E stavamo parlando di medicina, di scienza, di sperimentazione atta a salvare migliaia di pazienti in terapia intensiva. “Il Tocilizumab lo conoscevamo già qui a Milano ma non funziona” – dice Galli, mentre la realtà odierna ci parla di successo: quasi il 77% dei pazienti trattato col farmaco è guarito. Fu proprio il Tocilizumab l’inizio di un massacro mediatico che non ha precedenti, dal quale stiamo ancora tentando di difenderci come possiamo, proponendo una contro-narrazione utile a far aprire gli occhi a tutti sul sentimento dannoso che attraversa il Paese in cui siamo.

Cosa è, in fondo, lo “sputtanapoli”, se non il tentativo di affossare una mentalità forte che deve essere sopita nel fondo del degrado che ci hanno propinato come imperante nella nostra terra? Lo “sputtanapoli” è una strategia, una vincente strategia. Fino ad ora.

Una Napoli abitata da “fannulloni che suonano il mandolino” – tuona Feltri dalla sua scrivania. “Il Sud non pensa a lavorare perché non ha aziende da riaprire” – ribatte Senaldi da Rete Quattro. Vincenzo De Luca sa che la Campania deve essere amministrata con rigore altrimenti i napoletani non rispetterebbero le regole” –sentenzia Sgarbi. “Fino ad ora c’era un flusso intenso di persone, ma non siamo stati fortunati in questo momento” – dice la giornalista Biggioggero, in collegamento da Napoli nel periodo in cui a Milano (7.000 contagi circa) era affollata come non mai, ma la Rai decide di collegarsi da una Napoli deserta sperando nella resa del servizio (disattesa).

Ma, d’altronde, Gallera, ci ha salvati: “il Sud deve ringraziare la Lombardia se il virus non ha creato un disastro”. Come se non fosse stato il senso di responsabilità di una Napoli vuota e blindata, ma ancora una volta il Nord operoso a dettare regole e salvezza. I dati ci dicono tutt’altro, ovviamente.

E se a Napoli nasce il Covid-Center con 120 posti di terapia intensiva, costruito in meno di 72 ore? Beh, Milano ha costruito l’ospedale Fiera di Milano: 21 milioni, inaugurazione in pompa magna a rischio contagio e in totale 24 posti di terapia intensiva, occupati da soli dieci pazienti.

E però Napoli ha la Sanità che è un disastro e stupisce che la TV inglese abbia smosso l’opinione pubblica italiana sul Cotugno (unico ospedale a zero contagi in Italia). “Non ce lo aspettavamo da Napoli” – dice dunque Myrta Merlino su La7, sostenuta da Enrico Mentana che, dopo vari servizi sulla famosa Pignasecca di Napoli affollata (ma da gente che rispettando le distanze andava a fare la spesa mattutina) titola così: “A Napoli c’è anche un’eccellenza”. Anche.

Come se tutto fosse un disastro completo e spuntasse poi il Cotugno a sorpresa. Come se il Cotugno negli ’70 del ‘900 non avesse già sconfitto e vinto il colera, colera che ci ricordano da anni ed anni tutte le domeniche negli stadi italiani. Ma noi ci ridevamo su. E abbiamo sbagliato anche allora.

E ieri il colpo di grazia a questa maratona di “sputtanapoli“, e “sputtanasud” a questo punto – perché non solo di Napoli hanno blaterato. Vittorio Feltri ci fa sapere che ci considera “inferiori”, ormai è calata la maschera, del tutto. Non ci considera magari affetti da complessi di inferiorità, che già di per sé sarebbe una menzogna, ma proprio inferiori, come una volta si diceva di popoli da sterminare, di popoli da debellare, da educare. E lo diceva mentre in studio, su Rete Quattro, Mario Giordano (conduttore ed anch’egli giornalista) rideva. Rideva su una frase da istigazione all’odio razziale, in diretta su un canale nazionale seguito da milioni di italiani. È questo il livello degli intellettuali in Italia ed è francamente inaccettabile arrivati ad oggi.

Che dire, poi, di Giulio Golia e del programma “Le Iene”, che ormai somigliano sempre più a degli sciacalli. Tentare di speculare giornalisticamente sulla solidarietà riconosciuta dal mondo a Napoli (TV turca, francese, cilena addirittura) in questo frangente, ma in generale nella sua storia – oserei dire – per accampare ipotesi di camorra ed infiltrazioni criminali finanche in quelle spese organizzate e recapitate da centinaia di cittadini, associazioni e onlus per chi ne aveva più bisogno, è da poveri uomini, specialmente da parte di chi Napoletano è, come il Caro Golia, e conosce realtà ed opportunità. Ma pur bisogna lavorare, vero Giulio?

È arrivato un momento giusto e cruciale della nostra storia di meridionali: è arrivato il momento di mettere un freno a tutto questo. Come disse Eleonor Roosevelt: “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”. E, a chi pensa che non sia giusto dare credito a questa gente, sappia che il credito, alla luce della realtà italiana che ben conosciamo, non viene da noi ma da chi a quelle affermazioni vergognose, a quelle narrazioni distorte e pretestuose, sorride o applaude. Noi non siamo più disposti a dare il nostro consenso.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.