Il tanfo della mala informazione: come cavalcare sui problemi del Sud. Il caso “Le Iene”

Il tanfo della mala informazione: come cavalcare sui problemi del Sud. Il caso “Le Iene”

“Chiamatemi Ismaele” così Melville apriva il suo Moby Dick. Sono nato a Palermo anche se i miei colori ricordano che i normanni sono passati dalle nostre parti. Una delle cose che mi ha sempre contraddistinto è stata la passione per le verità scomode, non mi sono mai fatto i fatti miei.

Inizia così la biografia di Ismaele la Vardera, palermitano ed inviato giornalista de “Le Iene”, con alle spalle una candidatura alle elezioni amministrative a Palermo del 2017, dove La Vardera era il candidato sindaco di una lista appoggiata da Lega e Fratelli d’Italia. Non è riuscito a sfondare alle urne Ismaele ma non è un particolare da poco la sua propensione politica se seguiamo la maggior parte del suo filone giornalistico a “Le Iene”, dove il più delle volte racconta della sua Sicilia attraverso furbetti e falsi invalidi e di un Nord operoso e solidale. Niente da dire, ognuno asseconda le proprie idee come vuole.

Ismaele ha realizzato un servizio molto bello su Bergamo e sulla sua solidarietà, andato in onda nella stessa puntata del servizio di Giulia Golia su Napoli. Niente di male, ci mancherebbe. Anche a Bergamo, siamo certi, la rete solidale e la volontà di tanti va raccontata ed esaltata. Ogni gesto umano e lodevole andrebbe sempre raccontato ed esaltato. Se non fosse che, quando si tratta di Napoli e del Sud in generale, tutta questa umanità sembra debba nascondere, per forza di cose, un tanfo di camorra, anche se Golia parlava di “odor”. Tanfo, Giulio. È tanfo.

E però questo tanfo bisogna sentirlo ovunque, o sentirlo quando effettivamente c’è, almeno. E questo tanfo adesso lo avvertiamo noi nell’informazione che questi programmi ci propinano. È nella sottile corruzione di idee e azioni che investe tutti quelli che vendono la propria moralità per confezionare idee da veicolare alla massa, ad uso e consumo.

È il caso di programmi come “Le Iene” che cavalcano il fil rouge della comunicazione attuale e mettono in scena una guerra psicologica tra nord e sud che si traduce in servizi giornalistici a vantaggio di questa distinzione. Prendiamo il caso di Ismaele, per esempio. Il servizio da lui realizzato è tutto un tripudio di umanità e solidarietà per Bergamo: alpini, ultras dell’Atalanta (non più dipinti come i cattivoni stavolta) cittadini e volontari, tutti impegnati nella società civile e tutti così bravi e giusti che si danno da fare per la comunità in un momento così difficile per l’Italia intera.

Noi ci crediamo, sia chiaro. Siamo certi che a Bergamo ci siano persone veramente speciali che stanno aiutando la comunità. Poco più tardi, però, ecco che arriva il Sud: Napoli. Giulio Golia, napoletano, non si addentra nella narrazione di una Napoli solidale come nei fatti è. La Napoli raccontata dalla Turchia al Cile che comprende Ascierto, l’eccellente Cotugno, le associazioni sul territorio, la lotta disperata e faticosa dei cittadini per impedire la disfatta socio-economica. No.

Giulio Golia ci ha parlato della possibilità di infiltrazioni camorristiche nella rete solidale napoletana, senza particolare interesse per quello che anche a Napoli, come a Bergamo, si è fatto davvero per la comunità. Giulio e “Le Iene” sapevano benissimo che mettere la parola “camorra” qui e là in un servizio girato nei quartieri più chiacchierati d’Italia avrebbe comportato una recezione precisa da parte dello spettatore.

Il giochino mediatico è ormai talmente chiaro che solo pochi ingenui o in malafede non riescono ancora a coglierlo. Ed è malafede quella che ha accompagnato la messa in onda di due servizi su due città italiane che si sono viste contrapposte in termini di risultati ma accomunate negli intenti: Bergamo solidale ed efficiente; Napoli solidale in odor di camorra.

A poco serve rimarcare che le associazioni ed i cittadini hanno fatto una loro parte a Napoli, come ha preteso giustificarsi Golia, perché la parola “camorra” associata alla rete di aiuti sociali ed economici – anche se pronunciata in maniera scomposta ed incosciente o esorta o manipolata – rende tutto vano agli occhi dello spettatore medio. Il risultato è quello di un servizio che, nei fatti, produce fango sui Napoletani. E questo è ben noto a chi da sempre ha giocato con questo mezzo. Come se non ne avessimo ricevuto già abbastanza negli anni di fango.

Napoli non pretende certo la sponsorizzazione, di cui Bergamo necessita per riabilitarsi in questo momento difficile dell’emergenza Covid-19, dunque non abbiamo bisogno di un Ismaele che, animato dai suoi spiriti politici vada ad incensare l’umanità degli artigiani e degli ultras bergamaschi (non sia mai si parli bene degli ultras napoletani, ma questo è un altro discorso). E di certo non abbiamo bisogno nemmeno di un Giulia Golia che, animato da interessi televisivi evidentemente, sputi sulla nostra di umanità. Avvertiamo qualcosa anche noi in tutto questo, dunque, care Iene: il tanfo della mala informazione.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.