Barano: la vergogna di Rio Corbore nel silenzio di tutti

Barano: la vergogna di Rio Corbore nel silenzio di tutti

Domenica 24 maggio 2020 il comitato “Il Bosco che avanza” ha eseguito un sopralluogo a Rio Corbore, ma ciò che non ci si aspettava era di ritrovarsi in un luogo che non può altro che definirsi una vera e propria cloaca a cielo aperto.

È risaputo quanto il nostro territorio sia maltrattato da anni sotto lo sguardo, o meglio, il naso, di tutti, tuttavia uno “spettacolo” del genere ha colto davvero impreparati.

Il sopralluogo, effettuato previa segnalazione, ha portato alla luce una vera e propria fogna a cielo aperto, la cui puzza insopportabile ha reso difficile chiedersi come mai non sia fatto nulla a riguardo. Com’è possibile che gli abitanti della zona riescano a convivere con una puzza del genere?

Nel corso degli anni, Rio Corbore è stato oggetto di non poche polemiche e dopo decenni di scarichi abusivi di ogni sorta di materiali, nessuno ha preso ancora provvedimenti per porre fine, o quantomeno migliorare, questa situazione vergognosa.

Nel corso del sopralluogo, sono stati ritrovati rifiuti di varia natura, tra cui l’eternit, un materiale estremamente pericoloso per l’ambiente e per la salute dell’essere umano. Questo materiale è impegnato nella costruzione di edifici e diviene un pericolo per la salute nel momento in cui inizia a deteriorarsi, di conseguenza il corretto smaltimento è obbligatorio e l’averlo ritrovato proprio in avanzato stato di deterioramento è gravissimo.

Tuttavia la cosa sconcertante è che, nonostante sia noto che tutto ciò che viene gettato e abbandonato in quel luogo finisca in mare, le persone continuino a vivere nella propria omertà, ignorando volontariamente ciò che ne comporta. Ma chi ne è responsabile?

In questo caso, siamo di fronte ad un disastro la cui responsabilità e da ritenersi di tutti quelli che scaricando rifiuti e non denunciando, ha contribuito a rendere Ischia una discarica a cielo aperto. Ma allora, siete sicuri di amare la vostra Isola? Se foste disposti a sacrificarla in nome di un minimo guadagno personale, deturpandola e avvelenandola, la risposta sarebbe ovviamente negativa e ciò comporterebbe, una completa distruzione della stessa.

Se gli ischitani agissero in nome della propria isola, mettendone la tutela in primo piano, significherebbe valorizzarla e amarla come merita e ciò comporterebbe un importante benessere collettivo. Purtroppo le persone hanno smesso di considerare il proprio territorio come un bene collettivo da proteggere in nome di un guadagno effimero, la cui entità andrà a dissolversi con l’Isola stessa.

Oggi Ischia sarebbe potuta essere il paradiso che era in passato, quando l’ischitano ancora la rispettava, invece in molti hanno deciso di affondarla, attuando comportamenti irresponsabili e dannosi.

Nel caso di Rio Corbore, si è scelto di gettare rifiuti pericolosi invece di riciclarli e smaltirli in maniera corretta, una scelta inaccettabile le cui conseguenze sono irreversibili e come al solito, la tecnica dello “scarica barile” ha fatto in modo che i responsabili la facciano franca. Ma se c’è un depuratore che se funzionasse aiuterebbe l’Isola a raggiungere il benessere e lo splendore che merita, perché esso non è messo in funzione?

Questo è uno dei tanti quesiti che sorgono spontanei in coloro che in Ischia vedono un grande potenziale e che restano sgomenti di fronte al grado di omertà e menefreghismo che oggigiorno popola le sue strade.

Il comitato “Il bosco che avanza” con il suo video di denuncia mostra delle immagini riprovevoli che suscitano indignazione e vergogna in coloro che hanno a cuore la propria Casa e la propria vita, immagini che non dovrebbero esistere nella realtà. Nel proprio piccolo, ognuno può contribuire a salvaguardare il territorio, agendo nel giusto e denunciando comportamenti dannosi.

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Laura Buono

Laura Buono

Sono Laura Buono, ho 24 anni e sono nata ad Ischia, un isola spesso maltrattata proprio dai suoi abitanti e quasi mai valorizzata. Durante il mio percorso di studi all’università degli Studenti di Napoli l’Orientale, ho scoperto la storia e la cultura di paesi lontani e ciò ha reso più forte il mio desiderio di scoperta verso quelle della mia Terra. Scoperta che comporta necessariamente un impegno nella salvaguardia della Natura e delle nostre Tradizioni.