Reddito di base? Ecco cosa ne pensano i marxisti-leninisti

Reddito di base? Ecco cosa ne pensano i marxisti-leninisti

“Siamo contrari ad ogni forma di reddito di sostegno slegato dal lavoro”. Per l’emergenza Coronavirus chiediamo 1200 euro mensili per tutto il 2020

Organizzazione isola d’Ischia del PMLI

“Non siamo assolutamente d’accordo. Il reddito di base non solo non mette in discussione il sistema capitalistico, ma non intacca nemmeno il precariato e anziché indirizzare la lotta per il lavoro la indirizza verso una elemosina di Stato.” E’ quanto scrive il PMLI sull’ultimo numero de “il bolscevico” (www.pmli.it).  “A meno che non si creda alle favole che ad esempio racconta il già citato BIN, il quale pensa sia possibile la realizzazione di un reddito continentale per tutti senza condizioni, che assicuri a qualsiasi cittadino europeo “un tenore di vita dignitoso, che soddisfi gli standard sociali e culturali della società nel paese interessato”.

Che cosa propongono concretamente i marxisti-leninisti?

“Ci sono altri metodi ben più validi per contrastare il capitalismo e la disoccupazione: primi tra tutti rivendicare la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali a parità di salario e tornare a 35 anni di contributi per ottenere la pensione con il sistema retributivo, creando così nuova occupazione. Togliere subito il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego e assumere massicciamente lavoratori partendo dalle emergenze del sistema sanitario e scolastico, del dissesto idrologico e del patrimonio edilizio pubblico e culturale del Paese, nazionalizzare le aziende più grandi e strategiche, battersi per case popolari gratuite o a prezzi politici e servizi pubblici e sociali per tutti. Misure molto più efficaci nel combattere la povertà e la disoccupazione del reddito di base.

Questo non significa che non si debba sostenere chi non ha un reddito, tutt’altro. Ma non si devono togliere, bensì ampliare, strumenti che già ci sono come la cassa integrazione, l’assegno di disoccupazione (ora Naspi), assegni e detrazioni familiari, l’indennità di mobilità, la sanità pubblica. Dobbiamo rivendicare lavoro per tutti i disoccupati e i lavoratori stabile, a salario intero, a tempo pieno e sindacalmente tutelato, e questo comporta di conseguenza una dura lotta contro i vari governi borghesi, contro il neoliberismo economico, il federalismo, le privatizzazioni, il disimpegno dello Stato dal sociale.”

In Italia tutti i partiti e i movimenti stanno facendo a gara nel sostenere un contributo che per noi è solo  un’elemosina di Stato. Non deve trarre in inganno il fatto che attualmente in Italia, e non solo, la bandiera del reddito di cittadinanza e del reddito di base viene alzata anche dalla “sinistra” borghese. In realtà questa proposta storicamente non proviene dalle file del movimento operaio e non è assolutamente nuova. Nasce assieme al capitalismo nell’800, in Inghilterra, quando il suo sviluppo attirava nelle città milioni di contadini che abbandonavano le campagne ma non sempre ottenevano il lavoro nelle fabbriche e molti di loro si ritrovarono senza terra, quindi senza cibo e allo stesso tempo senza salario per cui gli Stati e i monarchi si preoccuparono di non farli morire di fame dando loro un tozzo di pane per evitare tumulti e rivolte. Poi con il tempo il sostegno ai poveri è stato declinato e interpretato a seconda delle varie correnti di pensiero borghesi che lo facevano proprio.

Proposte concrete del PMLI

“In seconda battuta, e solo in seconda battuta, chiediamo una indennità di disoccupazione pari al salario medio degli operai dell’industria per un periodo non inferiore a tre anni. Indennità che deve essere estesa anche ai giovani in cerca di prima occupazione. Così come chiediamo per le casalinghe senza reddito la pensione sociale. Quindi noi vogliamo che nessuno resti a casa senza salario, quello che contestiamo è che questo reddito di base non può rappresentare la bussola che orienta i comunisti, i lavoratori e i progressisti in generale.

Reputiamo del tutto inadeguata la cifra di 400-800 euro destinata dal governo al Rem. Il PMLI rivendica 1200 euro mensili almeno fino alla fine del 2020, ed ha sempre appoggiato altre proposte di sostegno come il “reddito di quarantena”. Ma questo deve rappresentare l’eccezione o, come esplicita il nome Rem, l’emergenza. Ma rifiutiamo forme permanenti di sostegno al reddito slegate dal lavoro che allontanano i proletari dalla lotta di classe, dalla lotta contro il capitalismo e per il socialismo, dividono gli occupati dai disoccupati, mantengono mansueto e numeroso l’esercito industriale di riserva, regalano soldi ai milionari e a chi vive di rendita, non intaccano i profitti dei capitalisti e alla fine non alleviano neppure le condizioni di vita delle masse. Perché il lavoro è un diritto mentre qualsiasi tipo di reddito permanente slegato dal lavoro si configura solo come una elemosina”.

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Redazione

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