L’Italia contro l’Italia, il vero antidoto

L’Italia contro l’Italia, il vero antidoto

La bellezza di un paese da sola non basta a rendere una nazione unita!

È appena passata la Festa della Repubblica, il traguardo di un processo civile che merita il pensiero e la riflessione. Eppure ci sono i soliti personaggi che non perdono tempo a manifestare – inutilmente – per mettersi in mostra.

La cosa è a dir poco ridicola! Parlo dei due personaggi in cerca di voto: Matteo Salvini e Giorgia Meloni che, da ormai qualche mese, hanno reso le loro figure politiche inguardabili, anche all’occhio dell’italiano medio.

Questi rappresentano la politica del sé, quella egocentrica, stupida, nostalgica. Praticano la politica del sentito dire, un surrogato ridicolo che mette al centro l’interesse personale.

Dichiarano un populismo fatto di mediocrità, senza senso critico e civico. Sono i supereroi della zuppa riscaldata. E chi li segue? Chi da loro il consenso? L’italiano/a medio/a?

L’italiano medio è il filofascista, l’uomo d’impresa, quelle epocali ovviamente, quello che sa sempre come vanno a finire le storie. È l’essere approssimativo, che non ricerca nella sua cultura quotidiana la verità tra le righe di una storia complicata.

Inneggia contro i ”negri“, quelli che ogni giorno ci rubano i soldi (circa 30 euro al giorno), quelli che vengono nel nostro paese a rubarci il lavoro, quelli che, se sono dell’est europeo o del continente africano o del Sud America, non fa differenza.

Loro rubano, tutti, senza distinzione! Vivono sulle nostre spalle, tutti!

Eppure l’italiano medio spesso evade dalla realtà quotidiana, come evade il sistema fiscale. Si lamenta dell’America razzista, dei comunisti.

Bisogna guardare a questa figura come l’unica in grado di salvare il paese dalla disgrazia: l’essere italiano.

Peccato si sia dimenticato che in passato, all’inizio nel secolo scorso, sono stati i suoi antenati a essere definiti come ladri, perché emigrati verso terre che promettevano il benessere; si è dimenticato che le sofferenze dei suoi nonni sono state elevate da questo atteggiamento, quello che lui continua ad avere nei riguardi di chi, per esigenza e necessità, ha dovuto abbandonare le proprie terre in cerca di alternative.

Tutti questi “elementi” oggi scendono in piazza, in un momento in cui sarebbe consigliato restare a casa, per pensare alle proprie risorse, per cambiare l’andamento di un paese che soffre una crisi di senso civico, da sempre.

Dichiariamo la verità: l’Italia ha sempre sofferto in politica, come nel calcio. Raramente ha fatto sentire una voce, sola, coerente che parlava di unione e d’inclusione sociale. L’Italia si nega e si afferma, senza memoria, ed è pronta a criticare tutto e tutti senza riflettere.

È troppo semplice far dipendere i propri fallimenti dagli altri, ricordare che prima si stava meglio, senza sapere nemmeno di cosa si sta parlando. Forse l’italiano medio ha – in fin dei conti – ragione: il male che ci affligge oggi è proprio quello di “essere” italiani, anche perché ci “sentiamo” poco italiani.

Neghiamo l’Italia! Personalmente non credo sia la soluzione. Il vero vaccino che ci serve, è quello contro questi personaggi!

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Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli

Raffaele Mirelli: Dottorato di ricerca in filosofia morale presso la facoltà di filosofia di Friburgo Albert-Luedwigs Universitaet. Scrittore e divulgatore filosofico, fonda e dirige da sei anni il festival internazionale di filosofia di Ischia e Napoli. Lavora con le istituzioni del territorio nazionale in campo amministrativo e scolastico sul concetto etico di appartenenza e cultura delle identità globali.