Alla scoperta di Napoli: la leggenda di Vico Pensiero (video)

Alla scoperta di Napoli: la leggenda di Vico Pensiero (video)

Tra quei quartieri, teatri di antiche battaglie, in quei vicoli e vicoletti in cui si ergono palazzi antichi e inquietanti, c’è una Napoli perduta nel tempo e ferma in quel mistero mai svelato. Esiste una Napoli eterna, piena di sorprese e antiche emozioni, che si dona a chi ha orecchie per ascoltare ed occhi per osservare.

Ci sono luoghi mistici, ricchi di immaginazione, che lambiscono il mito superando la realtà, perché Napoli è mito, una leggenda, una femmina incantatrice che ammalia e che spaventa, un posto dove il tempo si ferma e riparte, un luogo felice e dannato nel contempo, a tratti malinconico. Napoli è quel mondo sospeso tra antichità e modernità, storia e leggenda, che, attraverso una narrazione mitologica – di cui già il Pontano si fece promotore nel ‘500 – riesce ad emergere in tutta la sua complessità. Non si può comprendere questa città se non attraverso i suoi miti e le sue leggende. Vico Pensiero è una di quelle leggende napoletane che, partendo da un vicoletto, percorre i meandri della storia antica e della mentalità popolare partenopea fino ai nostri giorni.

Vico Pensiero è la storia di un amore sfrenato e poi distruttivo, è l’anima che si rompe e che rimane tuttavia immortale, come Napoli d’altronde: si rompe e rinasce, si ferisce ma dura nel tempo, resiste. È un inquieto viaggio mistico ed introspettivo all’interno di Napoli, di noi stessi, che si può compiere calpestando sampietrini in un giorno qualunque di un anno qualunque, in una città, però, mai ordinaria.

Un poeta, un giovane poeta sedotto da una bellissima donna dai lunghi capelli neri e dagli occhi profondi e scuri. Un incontro passionale, un amore folle che si traduce in notti segrete ed incontri clandestini, il rumore ed il chiacchiericcio dei vicoli, le malelingue, le capere napoletane ed il popolo, l’abbandono e la pazzia. La storia di Vico Pensiero è un viaggio mistico all’interno dei nostri sentimenti e funge da monito e da lezione per tutti gli innamorati, i folli, i pensatori, perché quando i vicoli di questa città quando non addorano ‘e mare, addorano di poesia antica narrata da leggende che si perdono tra viuzze che addorano di pummarola, legna, e vasenicòla.

Tra questi vicoli e questi cunicoli scavati per tremila anni, nell’intreccio di vie disegnato dall’allievo di Pitagora, si svela davvero la città più misteriosa e segreta del mondo. Un libro da sfogliare più che una città, un libro fatto di tufo e di pietra lavica, che racconta volti e gesti di personaggi arcaici; che svela verità umane attraverso immaginazione e misteri.

È notte fonda. La luce non squarcia il vico e tutto sembra perdere i contorni. Immaginate un uomo mentre sta passeggiando di notte, distrattamente. All’imbocco di un vicoletto buio, il giovane, che si scoprirà essere un poeta, alza gli occhi e ritrova davanti a sé una bellissima ragazza dai lunghi capelli scuri, gli occhi neri, neri come il piperno, intensi come la notte che li circonda.

Il giovane uomo si innamora all’istante, folgorato da quella visione femminile che gli promette incontri d’amore e folle passione. Ogni notte, in quel vicolo, tutte le notti. O almeno così pensava il giovane. Un’ossessione, ‘na passione chiu forte e ‘na catena, potremmo definirla con le parole di una canzone napoletana famosissima.

E ma, la passione, si sa, è fuoco che brucia violentemente, ed in una di quelle notti tanto attese, arrivato finalmente in Vico Pensiero, il giovane poeta si troverà ad attendere invano la sua amata, che non arriverà e che non rivedrà mai più. Il giovane non si dà pace, domanda in giro, chiede di una donna dai lunghi capelli e dagli occhi neri intensi, ma Nessuno conosceva quella ragazza dai lunghi capelli neri e dagli occhi scuri. Nessuna donna corrispondeva alla descrizione. Le malelingue gli dicevano forse non era mai esistita, che quell’amore folle poteva frutto della sua mente. Altri gli consigliavano di lasciar perdere, che quella donna era una strega, che era rimasto vittima di un sortilegio.

Ossessionato e delirante, il poeta finirà per impazzire e sparire nel nulla, vittima di quel sortilegio che non appartiene solo alle streghe ma soprattutto all’amore tra esseri umani. “Povero pensiero me fu arrobbato, pe no le fare le spese me l’ha tornato” (Povero pensiero, mi fu rubato, ma per non pagarne le spese, mi fu restituito).

Custodita ancora oggi nell’Archivio di Storia Patria, questa targa antica, racconta i tormenti di quell’uomo derubato del suo pensiero, restituitogli solo per un ultimo barlume di lucidità: quello di avvisare chiunque si volesse incamminare per quel vico. Chiunque fosse semplicemente innamorato. Oggi, Vico Pensiero, non esiste più: è sparito come la donna misteriosa e come il giovane poeta, come un amore perduto. È sparito con i lavori del Risanamento, ma non del tutto. Rivive in noi, nei racconti di Benedetto Croce, nella storia del nostro popolo, nei nostri vicoli, nella nostra città: Napoli.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.