Festa di San Giovanni a Mare, tra sacro e profano

Festa di San Giovanni a Mare, tra sacro e profano

San Giovanni a Mare è una delle Chiese più mistiche e particolari di Napoli. D’altronde, il 24 Giugno è una ricorrenza solenne dal punto di vista ermetico ed esoterico. Il rito che questa festività recava in sé era incentrato sull’elemento dell’acqua, quindi della purificazione, e sulla figura di San Giovanni Battista. Il rito era in origine pagano, ma in chiave cristiana veniva interpretato dalla figura di San Giovanni. Anticamente, però, la figura che è propria di San Giovanni era in origine rappresenrarada Parthenope la Vergine, che incarnava l’elemento marino. Il forte legame che questo giorno ha con Neapolis trova testimonianza nella tradizione della scuola ermetica, che consisteva nel celebrare gli antichi rituali presso la Chiesa di San Giovanni a Mare, primo esempio di stile romanico del XII secolo. Una chiesetta particolare che sorge proprio vicino al mare, tra il Borgo degli Orefici e Piazza Mercato. Oggi sconsacrata, reca in sé tutto il fascino medievale e mistico degli antichi riti, tra sacro e profano.

Durante il quattrocento, quindi nel periodo aragonese, la festa popolare della notte di San Giovanni a Napoli veniva chiamata «La Festa a Mare», una notte di follia in cui gruppi di uomini e di donne, si ritrovavano completamente nudi a mare praticando canti e danze, proprio in prossimità della Chiesa di San Giovanni a Mare, invocando l’antico rito pagano legato al culto della sirena Partenope, che era considerata dea della fertilità, associato al culto del Dio Priapo (principio maschile della fertilità) e perpetrato attraverso un ritopropiziatorio dai richiami sessuali.

Questi riti pagani, dapprima ignorati dalla Chiesa, ebbero un forte impatto nel Rinascimento napoletano, anche perché il popolo continuava a praticarli con frequenza. Fu nel 1653 che un emendamento del vicerè Garcia de Haro Sotomayor, conte di Castillo, vietò sia i balli che l’usanza di fare il bagno nudi, atti che offendevano il luogo di culto religioso e la morale cristiana per l’epoca.

C’è ancora un’altra tradizione legata al giorno di San Giovanni, e consisteva nell’usanza delle giovani donne di piantare dei semi d’orzo in piccoli vasi. Questo rito era visto come una sorta di “divinazione”: una volta cresciute le piantine, le giovani donne leggevano fra i germogli il destino del loro amore. I vasi venivano poi esposti sui davanzali delle fanciulle da marito che chiedevano ai propri innamorati o corteggiatori dei doni nel giorno di San Giovanni.

Un’altra antica usanza legata alla notte del Santo riguardava la raccolta delle famose «erbe magiche di San Giovanni». Queste erbe venivano dapprima raccolte, poi essiccate e garantivano un rimedio naturale contro ogni specie di malattia e contro la sfortuna. Nel particolare, a Napoli l’erba più raccolta era l’Ersula Campana, ed era utilizzata come base per i filtri d’amore: raccolta, fatta bagnare dalla rugiada e poi anch’essa ridotta in polvere.

Ad oggi, la Festa di San Giovanni è soprattutto ricordata per i tanti fuochi accesi in qualsiasi parte del Paese. Un rituale, quello del fuoco, che riprende il concetto di “purificazione” proprio anche dell’acqua e che si traduce e si declina secondo le specifiche tradizioni popolari dei luoghi.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.