Non siamo razzisti ma…

Non siamo razzisti ma…

di Antonio Manfredonia

Cesena, Emilia-Romagna. Persino nel noto sito immobiliare casa.it, e nel 2020, un annuncio di locazione ha escluso chiunque fosse straniero dalla rosa dei possibili conduttori idonei. Il requisito discriminatorio, prontamente rimosso dai gestori del sito, ha fortunatamente destato scalpore e indignazione, pur non essendo un fatto isolato. Così come accadeva per i meridionali emigrati al nord Italia negli anni ’70 e ’80 – e, ahimè, tuttora – oggi a finire discriminati per razza sono gli stranieri, e non importa se integrati, con un lavoro stabile o una busta paga degna di un banchiere: per gli affittuari del Settentrione conta il sangue, il DNA o semplicemente il colore della pelle. Insomma, “non si affitta agli stranieri”.

Siamo in un’epoca in cui l’odio e la discriminazione sono gli elementi più sottovalutati da parte delle istituzioni nazionali, dove è permesso insultare, in base alla sola provenienza o etnia, migranti che scappano da guerre e fame, il più delle volte create e finanziate dalla stessa Europa in cui tali individui cercano rifugio. Viviamo in un Paese che permette che vengano augurate sciagure e stermini ad intere popolazioni, partendo dagli spalti di uno stadio, fino ad arrivare alle bacheche dei Social Media più diffusi, qualificando tali imprecazioni come “leggera goliardia”. Questa è la stessa goliardia che si ritrova nel comportamento di un ragazzino che, tra i banchi di scuola, già dai primi anni di frequenza, discrimina un compagno per questioni territoriali, emulando – evidentemente – un atteggiamento recepito dagli adulti.

La Nazione qualche volta si ricorda di indignarsi per insulti razziali rivolti a un giocatore noto o a personaggi di spicco, anche istituzionale, ma senza disapprovare con costanza la discriminazione in ogni sua forma o manifestazione, non da ultimo con sanzioni esemplari. Permette, invece, ad un suo ministro o a un partito nazionale, di alimentare odio persino verso una parte della propria popolazione – quella meridionale – creando così una disparità addirittura geografica, entro gli stessi confini dello Stato.

Insomma passano le legislature, cambiano i partiti al governo, le generazioni si avvicendano, ma la mentalità di questo Paese resta dello stesso livello retrogrado. L’Italia settentrionale e la classe dirigente non si sono mostrate capaci di emanciparsi dalla cultura di prepotenza, discriminazione e presunta superiorità morale e “razziale” che ha fondato la sua stessa nascita nel 1861, quando in nome di una decantata unità e liberazione, si è agito nell’unico intento di depredare la parte più ricca del territorio liberato, rectius conquistato, per renderlo poi “incapace di intraprendere”. Mentre la versione taciuta della storia del nostro Paese continua sempre più ad emergere, il nord tutto vuole e nulla dà. Neanche l’ esempio.

Fonte: (https://www.corriereromagna.it/cesena-cancellata-la-parte-razzista-dell-annuncio-di-affitto/)

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Redazione

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