Gli atti desecretati rivelano: Conte ordinò la chiusura totale contro il parere del Cts

Gli atti desecretati rivelano: Conte ordinò la chiusura totale contro il parere del Cts

Il Comitato Tecnico Scientifico avrebbe proposto la chiusura differenziata al 7 marzo. Conte decise per il lockdown totale del Paese. Ancora punti oscuri sulla vicenda che ha interessato l’Italia pochi mesi fa e che ha sollevato dubbi e perplessità sulle cosiddette “carte secretate”

Era il giorno 7 marzo e il Cts si stava riunendo per verbalizzare la linea guida il Governo sull’emergenza sanitaria che stava gravano sull’Italia, al nord.

La pubblicazione sul sito della Fondazione Einaudi dei documenti relativi ha fatto emergere strategie diverse e soluzioni differenti, ipotizzate dal Comitato e poi stravolte dalle decisioni politiche del Governo. Dal documento inviato al Ministro Speranza, il Cts aveva proposto di “adottare due livelli di misure di contenimento: uno nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, l’altro sul territorio nazionale”. Le cose sono andate diversamente. Il 9 marzo, infatti, il presidente del Consiglio Conte, decide di adottare uguali misure restrittive per tutte le Regioni, anche quelle a Sud, non propriamente interessate dall’emergenza che invece stava dilagando al Nord.

La decisione sollevò ampie polemiche ma incontrò il favore di chi, come Attilio Fontana, presidente della Lombardia, pretendeva che l’Italia tutta si uniformasse, nonostante alcuni governatori delle regioni del Meridione avessero espresso parere contrario in vista di una poi rivelatasi reale emergenza economica.

Ci fu poi la fuga di notizie dell’8 marzo. Migliaia di persone alla stazione di Milano, allarmati dalle notizie che circolavano circa la chiusura della Lombardia e di tutte le altre Regioni d’italia, si affrettarono per tornare a casa portando con sé, in qualche caso il virus, in altri tanta paura.

I territori indicati dal Cts in cui esisteva maggiore rischio di contagio con le relative “zone rosse e zone gialle” furono identificati nella Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti. Per il Cts, insomma, erano queste le zone che dovevano subire la chiusura totale di ogni tipo di attività, dei luoghi di culto e la limitazione degli spostamenti.

Appare chiaro che la desecretazione di tali documenti induce ad almeno qualche domanda. Perché il Cts, che aveva proposto una chiusura a zone, non è stato ascoltato? Cosa c’è nei verbali di Alzano e Nembro e perché ancora non possono essere visionati, dato che mancano all’appello nella pubblicazione degli atti?

Ricordiamo che la fondazione Luigi Einaudi, dopo vari tira e molla, ha pubblicato oggi sul sito internet cinque verbali consultabili, per un totale di circa 300 pagine, relative alle riunioni n.12 del 28.2.2020; n.14 dell′1.3.2020; n.21 del 7.3.2020; n.39 del 30.3.2020 e n.49 del 9.4.2020.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.