Mare fuori, croce dentro

Mare fuori, croce dentro


di Antonio Manfredonia

Io mi sarei aspettato di meglio, nel senso che si può fare un film, l’ennesimo su questo tema, ma non in questo modo.
Una cosa del genere è palesemente roba da anni 90′, oggi non si possono riproporre cose del genere.
Finto, senza riferimento a fatti reali, paragonando come al solito nord e sud in modo diseguale. Cattivo il napoletano lo è per scelta, il milanese invece per errore, cavalcando l’onda della Napoli bella ma vissuta da diavoli: si evince perfettamente dalle frasi dei milanesi, “attenzione a portafogli e orologi” e “ragà, potete dire tutto, ma quanto è bella?!” riferito alla città vista di sera dall’alto. Quasi come a sottolineare che sì, è vero che i napoletani sono quello che sono, ma almeno il panorama… (tra l’altro scene mozzafiato sono sempre accostate ai momenti di massima violenza, per evidenziare la differenza, per contrasto).
Retrò, discriminatorio, umiliante e forzato, la trama bocciata.
Non si fanno mancare i soliti riferimenti gomorriani tristemente ripresi anche in questa fiction: mica volevamo deludere gli spettatori della napoli fa schifo?! Ma questa volta sono stati scimmiottati in modo goffo e forzato, denotando la poca fantasia del regista, appunto FANTASIA, perché è di questo che si tratta quando non vien fatto riferimento a casi veramente accaduti.
L’unica cosa che mi sento di promuovere sono i bravi giovani attori e sottolineare, anche se solo indirettamente e per qualche secondo, la domanda fatidica: perché i ragazzi di Napoli scelgono il modello criminale più vicino a loro anziché lo stato?
La risposta non l’ha saputa dare il commissario e la domanda, stupida, della direttrice fa ancora più amaramente sorridere.

FACILE DOTTORESSA, PERCHÉ LO STATO DA NOI NON ESISTE, IL LAVORO DA NOI È IN NERO, LA POLITICA CI VUOLE BISOGNOSI E IGNORANTI.

FACILE DOTTORESSA, LA NOSTRA SITUAZIONE È VOLUTAMENTE COSÌ E NON SOLO DALLA CAMORRA MA DALLO STATO CENTRALE.

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Redazione

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