Non solo le Quattro Giornate. I Napoletani hanno sempre combattuto per la libertà.

Non solo le Quattro Giornate. I Napoletani hanno sempre combattuto per la libertà.

Oggi ricorre un anniversario importante per la Storia, ricorre l’anniversario della prima vera Liberazione in Italia, quella di Napoli, che cacciò i nazisti dalla città per prima con gesti eroici ma soprattutto con le geste eroiche del popolo napoletano. È questo che si dimentica spesso, travolti dalla retorica ideologica: Napoli deve al popolo napoletano la libertà, popolo che, scevro di qualsiasi ideologia, ha sempre amato tale libertà come concetto a sè stante.

Ma c’è un’altra storia, spesso dimenticata, che costituisce un precedente che conferma la regola. Prima ancora delle Quattro Giornate di Napoli, il popolo napoletano aveva già vissuto una battaglia cruenta a difesa delle proprie mura, nelle cosiddette “tre giornate”.

Era il 1799 e Championnet, generale ed abilissimo politico francese, si fa spazio verso Napoli grazie alla ritirata del Generale Mack da Capua. Fu una disfatta bella e buona quella di Mack, tanto che si ritrovò a perdere circa la metà dei suoi uomini, mentre già si vociferava nel popolo di tradimento. I lazzari, prima di tutti, devoti al Re ma più devoti a Napoli, guideranno la grande difesa della città. A Ferdinando, a cui era stata consigliata la fuga in Sicilia, i Lazzari doneranno la loro innegabile devozione e difesa, al punto tale che il Re si affidò completamente all’armata di 1200 lazzari capeggiati da De Simone. Ma Ferdinando, consigliato male, aveva già firmato, nel dicembre del 1798, un proclama col quale informava il viaggio verso Palermo. Si era consumato il tradimento: una parte della flotta napoletana viene date alle fiamme e nel gennaio 1799 bruciano i vascelli della marineria napoletana, il Tancredi, il Guiscardo, il Partenope ed il Pallade. Mentre la borghesia continuava in un’opera di sabotaggio culturale e pensava ai propri interessi siglando accordi con i francesi, il popolo cominciò a sollevarsi al grido di “serra serra”, nell’atto di richiamare tutto il popolo a difesa di Napoli. Nella notte tra il 14 e 15 gennaio 1799, ai lazzari si uniscono i cavatori di tufo della Sanità, i conciapelli dei vicoli delle Concerie, gli scaricanti del Porto, i fruttivendoli del Mercato, i marinai e i pescatori di Santa Lucia. Il 15 gennaio il popolo prende porte e fortificazioni della città e innalza il vessillo reale a castel Nuovo, castel Sant’Elmo, forte del Carmine, e su Castello dell’Ovo, assalta le carceri liberando 6.000 prigionieri. La borghesia e l’aristocrazia sono terrorizzate e solo i giacobini hanno un piano con Championnet per impadronirsi di castel Sant’Elmo. È il 20 gennaio e 40.000 lazzari giurano sulle sante reliquie di san Gennaro di morire in difesa di Napoli. La loro bandiera ha un teschio impresso e recita “evviva il Santo Ianuario nostro generalissimo”. Intanto, l’armata francese che conta ben 20.000 uomini, è ferma nella piana tra Sarno e Pomigliano. Gli invasori cominciano a rendersi conto della forza e della collera del popolo napoletano. È il 21 gennaio 1799 e nell’atto di avanzare i francesi radono al suolo Pomigliano d’Arco. Colletta scriverà “Napoli non ha bastioni, o cinta di muri, o porte chiuse; ma la difendevano popolo immenso, case l’una all’altra addossate, fanatismo di fede, odio ai francesi”. Il piano di Championnet è un attacco senza pietà e dispone l’armata su quattro colonne: Capodimonte; castello del Carmine; porta Capuana. La quarta funge da riserva. Le colonne si schiantano da subito contro i lazzari muniti di una sorta di bandana sulla fronte recante l’immagine di San Gennaro. È una mattanza. Tre giorni di mattanza, ma a Capodimonte, a Capodichino ed al ponte della Maddalena i francesi non passano. I corpi dei lazzari caduti in battaglia diventano un muro per i lazzari che ancora vivono e combattono. I morti sono innumerevoli ma i napoletani non demordono. Nell’eroismo del popolo insorto a difesa delle mura e delle porte e della città, ci sono i giacobini napoletani, che con uno stratagemma, sono riusciti a prendere Sant’Elmo. A Porta Capuana cadono 2.000 lazzari ma i francesi intimoriti da tutta quella forza ed audacia, per sicurezza, danno fuoco ai palazzi circostanti ammazzando tutti gli occupanti. Ma Championnet non aveva ancora ben chiara la tenacia dei lazzari. La mattina del 22 i combattimenti, mai cessati, riprendono. Championnet dà ordine alle truppe di riserva di avanzare al ponte della Maddalena. I lazzari comprendono che sta per diventare la svolta decisiva della battaglia. Inizia la furia di chi si muove a difesa della propria vita ed identità. Un ufficiale francese viene fatto a pezzi e iniziano un vero e proprio massacro del partito giacobino che dai palazzi sparano alle spalle di chi sta difendendo anche la loro città. La guerra contro i giacobini è ancora più terribile di quella contro i francesi dopo che i difensori vedono sventolare su Castel Sant’Elmo il vessillo francese. Sono quasi 10.000 i lazzari che cadono sotto i colpi dei francesi, nei vicoli, in Via Foria, al Mercato, nella borbonica Santa Lucia. I francesi prendono Napoli ma il prezzo pagato è altissimo: i loro corpi, circa duemila, sono riversi in strada. Diecimila lazzari, secondo altri studiosi ottomila, hanno combattuto e sono morti, per testimoniare ai posteri che la Nazione Napoletana non è vana idea.

Scriverà il generale Championnet nel suo resconto: “…si combatte in ogni strada; il terreno è disputato palmo a palmo; i lazzari sono guidati da capi intrepidi. I lazzari, questi uomini meravigliosi (ètonnants) sono degli eroi…”. Il capo di stato maggiore, Bonnamy, scriverà anch’egli “…l’azione del lazzari farà epoca nella Storia!”

Noi siamo qui per ricordarla ed onorarla.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.