Quando tutto diventa una questione di provenienza, anche il delitto di Lecce

Quando tutto diventa una questione di provenienza, anche il delitto di Lecce

Un duplice omicidio. Un delitto a tratti inspiegabile e, per questo, ancora più inquietante. L’invidia, un sentimento che attraversa questa società nel profondo ormai. La felicità vista come una colpa da scontare alla luce di chi ha occhi spenti da disturbi mentali o semplicemente da disadattamento che, senza voler giustificare nulla, purtroppo è una condizione di troppi giovani al giorno d’oggi. Certo, non tutti compiono delitti o si macchiano di omicidio, eppur succede. Succede in contesti più agiati, in grandi metropoli, in cittadine e succede ancor più spesso in posti piccoli, dotati di una quiete apparente, in quei posti dove sembra non accadere mai nulla all’esterno ed invece accade qualcosa all’interno degli abitanti. La noia, la mancanza di prospettive future, la semplice e preoccupante depressione che cova e striscia nelle menti di paesini tranquilli in cui il mondo sembra essersi fermato. È questa una di quelle realtà in cui è maturato il delitto di Lecce, realtà in cui un ragazzo ha ucciso in maniera indescrivibile due ragazzi della sua età, rei di essere semplicemente sereni insieme. Ma non è mera sociologia e/o psicologia ciò che intendo sviscerare, anche perché ci ha pensato “Il Fatto Quotidiano” nella penna di Omar di Monopoli, giornalista pugliese, come si evince in maniera chiara, che ha inteso dare un taglio particolare al suo articolo sui fatti di Lecce: “il giovane killer ci ricorda la polvere nascosta sotto l’ovattata quiete di certi luoghi del Sud“. Ed inoltre titola: “Quel bravo figlio e la terra del male“.

Il giornalista del Fatto, forse, pecca di memoria e dimentica le terre del male del Nord, ricche di avvenimenti storici e delittuosi da far accapponare ugualmente la pelle. Giusto per citarne qualcuno: il delitto di Perugia, Cogne, Garlasco, Erba, Novi Ligure, il mostro di Firenze, Chignolo d’Isola, le bestie di Satana. Potremmo continuare per molto, ma non è quello che interessa in questo momento. Non è la sfida al delitto più efferato tra Nord e Sud ma la malafede utilizzata da una certa parte di giornalismo nel descrivere anche un duplice omicidio di questo calibro, maturato per ragioni sicuramente non ascrivibili ad una realtà territoriale o meno e che dovrebbe far porre ben altre domande. Certe realtà non appartengono di certo ad una latitudine ma anzi sono accomunate nella loro vera essenza. Il dibattito non dovrebbe di certo vertere sulle “terre del male” del Sud ma su una società malata alla radice dove in città come, e forse più, in piccole realtà, soprattutto i giovani, non trovano sfoghi e realizzazioni, tanto da maturare dentro di sè delle patologie mentali, talvolta, e comportamenti “banalmente” malvagi, in altri casi.

Potremmo definire “terre del male” quei paesini del Nord in cui, in verità per incidenza di casi, si consumano crimini atroci più che al Sud? Per onestà intellettuale, no. Potremmo discutere delle problematiche di alcune realtà, questo sì. Ma indipendente dal Nord e dal Sud pure se le statistiche parlano chiaro, ma tralasciamo. Manca anche in casi come questi un giornalismo capace di non farsi carico di una lotta eternamente tesa a minare la dignità del Sud, visto in questo caso, come in troppi altri, come un posto da cui tenersi sempre più lontani. Fa specie, infine, che un titolo del genere sia stato pubblicato alla mercè dei followers di una pagina così seguita come quella di Marco Travaglio, segno che quelle parole siano condivise anche da chi, in teoria, avrebbe tutti i necessari strumenti per discernere e ragionare.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.