Vi auguro la decenza di raccontare Napoli

Vi auguro la decenza di raccontare Napoli

Il contesto

Napoli è una città anomala e anormale. Noi ne siamo l’espressione diretta o Lei lo è della nostra, in poche parole ci fondiamo e con-fondiamo. L’una non esisterebbe senza l’altra, e “l’altra” siamo noi, i Napoletani.

Vi siete mai chiesti perché i Napoletani odiano ed amano la propria città così fortemente? Perché, per esempio, i social dei Napoletani sono pieni di immagini, pensieri, scritti e problemi, e lamentele anche, su Napoli? Perché usiamo ciò che a nostra disposizione esiste per comunicare parlando di questa città, nel bene o nel male? Vi siete mai chiesti se un milanese, un torinese, un romano, un barese, un palermitano, usano nella stessa maniera i propri mezzi di comunicazione o se la percentuale, pur essendoci una percentuale, con noi però non regga?

Che cosa spinge un Napoletano verso la propria città che non spinge un qualsiasi altro cittadino di altre città? E cosa spinge, soprattutto, qualcuno che di Napoli non è, ad amarci o odiarci così fortemente?

La risposta è semplicissima: Napoli attrae.

Non come attrae qualsiasi bella città nel mondo, attrae in modo differente e viscerale.

Il testo

Una narrazione di Napoli, e non “la” narrazione di Napoli, qualunque essa sia, è possibile solo se la conoscenza di Napoli è abbastanza radicata o quantomeno libera da alcuni schemi mentali (sempre per il discorso che la nostra città costituisce un’anomalia.) Non basta, cioè, esservi nati o vivervi quotidianamente. È banale pensarla così. Tutti, altrimenti, avrebbero cause e soluzioni dei problemi o una spiegazione ad alcune particolarità caratteriali del popolo napoletano. Una buona narrazione di Napoli, che sia essa giornalistica, professionale o hobbystica, ha bisogno di profonda conoscenza e di alto senso di libertà. In innumerevoli aspetti. Bisogna sapere sempre cosa si dice, come lo si dice. Pure al vicino di casa, figuriamoci pubblicamente.

La conoscenza

Quella diretta di situazioni, luoghi, usi e costumi. Ma non alla stregua di una lezioncina di storia e geografia. La realtà non è determinata da un numero imprecisato di esseri umani posti su un determinato suolo, da quali risorse disponga quella terra, quanti fiumi e quale mare la bagnino. La narrazione di Napoli abbisogna di spirito critico, libertà di pensiero, conoscenza dei fatti e delle persone che abitano e come in un luogo.E di Napoli si fa pochissime volte una narrazione completa, è raro leggere da intellettuali, giornalisti e affini, qualcosa che sia veramente corrispondente alle realtà multiple che questa città ospita.Le bellezze paesaggistiche, la decantazione di questo o quel monumento, sono contorno, appagamento per gli occhi.Ma non sono il vero cuore di Partenope. Il vero cuore di una narrazione completa di Napoli è il suo popolo. È dal popolo e dalla conoscenza diretta dei più bui vicoli della città, dai bassi e dai quartieri del centro, della periferia, dei luoghi scomodi che bisogna sempre partire per avere un quadro generale del perché e del come si arrivi a identificare una Napoli bene e una Napoli male; l’odio dei tanti e l’amore dei molti; i cosiddetti autori dello SputtaNapoli e quelli che vengono definiti addirittura omertosi, perché accusati di difesa ad oltranza. La (mia) verità è che molti di quelli che dettano una qualche linea di condotta per questa massa informe che è oggi il popolo napoletano, non conoscono nemmeno il 30% di ciò che scrivono, per questo molte volte giudicano e sentenziano, non avendo la libertà mentale di chi, privo di pregiudizio perché mischiato – letteralmente, per nascita o per destino, a realtà scomode che esistono in questa città, ha imparato a discernere comportamenti, effetti e azioni, non difendendole, ma contestualizzandole, in un percorso mentale automatico che solo chi è libero da pregiudizio e mosso sempre da spirito critico, sviluppato a metà tra strada, lotta, male e autodeterminazione, può capire. Non è semplice. Questo è il motivo per cui per alcuni di noi una rapina (se pur grave) non costituisce un caso da montare ad arte o una eccezione alla regola del mondo, e per altri, invece, diviene la summa di ogni discorso. Napoli non la capisce nessuno. Diffidate da chi pensa di potervela spiegare. Esistono le opinioni personali, esiste una storia narrata e da narrare, e delle storie che compongono l’attualità come la mia e la vostra; come quella di un gestore di un bar a Forcella che ha imparato ad interagire coi turisti in un maccheroni o inglese o con Donna Concetta che parla solo Napoletano in egual modo; quella di un gestore di un club esclusivo a Posillipo o dove volete; come quella di chi ha appena subito un furto, o quella di chi ha appena mangiato la pizza e un babà e si sente in pace col mondo. Sono differenti. Ognuna di loro. Perché differenti sono le persone che la raccontano e i loro vissuti. Differente è il modo di guardare. Napoli è tutti loro messi insieme e poi nessuno di loro.

Vi auguro la decenza di raccontarla, perché farlo, significa raccontare voi stessi. Portartele rispetto, quando ne parlate. State, in fondo, parlando di voi stessi e di tutti noi.

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Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.