Oltre al virus c’è di più, stanno per depositare le scorie nucleari

Oltre al virus c’è di più, stanno per depositare le scorie nucleari

Sono state rese note dalla SOGIN le zone potenzialmente adatte a smaltire i rifiuti nucleari in Italia, prodotte da quelle che fino al 1990 erano le quattro centrali presenti in Italia. Sono sette le regioni interessate, 67 siti, 150 ettari e un investimento da 900 milioni di euro

È da più di un ventennio che le scorie non trovavano collocazione in sicurezza, prima spedite in Francia ed in Inghilterra, e poi ritornate per essere smaltite superficialmente in alcune zone del territorio italiano.

Il 30 dicembre dello scorso 2020, la Sogin, che è la società pubblica di gestione del nucleare, ha ottenuto il nullaosta del Ministero dello Sviluppo e, nei primissimi giorni di gennaio 2021 ha reso noto il progetto e la carta nazionale delle aree più idonee ad “ospitare” le scorie. La mappa è considerevole, le zone individuate sono distribuite tra il Lazio, la Basilicata, la Puglia, la Sicilia, e poi al Nord: in Piemonte ed in Emilia Romagna.

Ma quali sono i criteri per la destinazione?

Quasi sei anni fa, fu l’Ispra a dettare i criteri per lo smaltimento delle scorie: innanzitutto la bassa densità abitativa, poi la sismicità del posto (L’Italia è quasi tutta sismica) e luoghi privi di vulcani attivi e rischi idrogeologici. Un altro criterio importante individuato dall’Ispra fu la lontana a dal mare e l’altezza modesta del luogo di destinazione (non oltre i 700 m. dal livello del mare).

Appare, dunque, abbastanza singolare che le proposte di ultima destinazione di questi rifiuti pericolosi annoverino regioni come la Sicilia, la Basilicata, la Puglia. Tanto per fare un esempio. Ma anche il Piemonte risulta potenzialmente oberato di materiale radioattivo, soprattutto nella provincia di Alessandria. Quasi sei siti su otto individuati nella Regione.

Certo, non dimentichiamo che il 90% dei rifiuti nucleari in Italia sono stati prodotti proprio al Nord e che la maggior parte di essi si riferiscono a materiali ancora esistenti nelle ex centrali nucleari e nelle acciaierie del Nord italia, che ne ha sicuramente beneficiato in termini economici, a scapito del Sud che, invece, ha visto quasi sempre e solo lo scarto (tossico) di quelle produzioni.

Le proteste

Alla pubblicazione della SOGIN non hanno reagito bene amministratori di regioni e cittadini. Ricordiamo che, in passato, precisamente nel 2003, su decreto del Consiglio dei Ministri, uno dei siti mineraridi Scanzano Jonico fu proposto e poi indicato come destinazione della costruzione di un deposito nazionale di scorie nucleari. Stiamo parlando di un progetto sa 60.000 metri cubi di rifiuti da interrare. Seguirono i cosiddetti“giorni di Scanzano”, che duraroni 14 giorni dal 23 novembre del 2003. Alla fine, il decreto fu rimosso dal Comune e le proteste raccolsero i frutti.

Anche oggi che la SOGIN ha prodotto la sua consultazione su carta, le proteste degli amministratori non si sono fatte attendere, eppure il ministro dell’ambiente Costa puntualizza che la Cnapi era attesa da anni, e che le polemiche sono inutili: “La Cnapi è un atto che il Paese aspettava da tempo. Da troppi anni i rifiuti radioattivi sono stipati in siti provvisori. Pensiamo a tac, risonanze magnetiche o medicina nucleare: rifiuti che vanno messi in sicurezza. Oggi parte uno storico percorso. Non è tempo di polemiche”.

Intanto le proteste non si sono fatte attendere da nord a sud. Ricordiamo che lo smaltimento di queste scorie nucleari riguarda le ex centrali nucleari presenti sul territorio italiano fino al 1990 e che sono state chiuse per sopraggiunti limiti di età e quando si ripresentò la questione della reintroduzione dell’energia nucleare nel successivo 2005 fu subito chiusa dal referendum abrogativo del 2011.

1.602 Visualizzazioni
Ylenia Petrillo

Ylenia Petrillo

Laureata in lingue, insegno lingua inglese ai ragazzi di scuola elementare e media. Sono appassionata di storia locale, con particolare attenzione agli aspetti peculiari della terra in cui vivo, convinta del fatto che il rispetto per tutte le culture, passa sempre attraverso il rispetto e la conoscenza della propria.