L’OSPEDALE DEL MALE

L’OSPEDALE DEL MALE

Di Ylenia Petrillo e Domenico Casolaro

È l’alba su Napoli, quartiere Ponticelli. Un rumore sordo, uno spavento. Proviene dal varco 7, uno dei varchi del parcheggio di quello che ribattezzeremo “L’Ospedale del Male”, una parodia amara che nasconde rabbia e sgomento per tutto ciò che dietro la facciata nuova sembra celarsi: il male.Si è aperta una voragine enorme che ha inghiottito tre automobili in sosta, e fortunatamente non ha mietuto vittime né fatto feriti, anche se i Vigili del Fuoco stanno ancora scavando per accertarsene. Più di 20 metri di voragine in cui seppellire anni di attesa, scandali, inchieste, finanziamenti, accuse e umiliazioni per Napoli.Sembra dolo, inizialmente, eppure le indagini in corso mostrano un’altra verità: c’è stato un cedimento del manto stradale. La domanda è: perché?

La Procura informa che le cause potrebbero risiedere nelle infiltrazioni d’acqua, c’è un rischio idrogeologico in quella zona. Non solo.

Ma partiamo dal principio. L’Ospedale del Mare viene progettato nel 2004 nel quartiere Ponticelli di Napoli per accorpare diversi presidi ospedalieri sparsi sul territorio comunale. L’ammontare dell’appalto era stato quantificato in 187 milioni di euro e fu il primo investimento in ambito ospedaliero che prevedeva la possibilità di investimenti privati, esattamente con la quota del 43%, in cambio della gestione di alcuni servizi, per 25 anni, della mega struttura (Project Financing). L’appalto indetto fu vinto da un raggruppamento di imprese “Astaldi e Osmar” che si erano impegnate a consegnare i lavori entro il 2009. L’Ospedale venne pensato secondo un nuovo modello progettuale e costruttivo dell’edilizia ospedaliera su una superficie di 145.800 metri quadrati, dove oltre alle 18 sale operatorie e ai 451 posti letto, pazienti e familiari avessero a disposizione anche albergo, centro commerciale e parcheggio.

Nel 2010 il cantiere viene chiuso dopo un’inchiesta che vedeva coinvolte 12 persone tra funzionari della Regione e dell’Asl Napoli1, manager e responsabili delle aziende. L’accusa riguardava i lavori eseguiti in difformità dal progetto, le conseguenti varianti avevano provocato modifiche del progetto iniziale (sale operatorie costruite e poi abbattute) e una lievitazione strepitosa dei costi che andavano ben oltre rispetto ai costi prestabiliti. L’autonoma attività d’indagine delegata alla Guardia di finanza aveva portato alla contestazione di un danno erariale pari a 25.798.614 euro.È il 2012 e finalmente riparte il cantiere dopo mesi di abbandono in cui era diventato una discarica abusiva di rifiuti, compresi quelli pericolosi. Vengono così stanziati 180 milioni di euro per l’infrastruttura che Caldoro, allora Presidente della Regione Campania, definì strategica. Finalmente ricominciati i lavori con una nuova fine prevista nel 2015, rimane un problema gigantesco, l’ospedale è a soli 7,7 kilometri dal Vesuvio e infatti rientrerà nel 2013 nelle zone di altissimo rischio vulcanico deciso dalla Protezione Civile. Le case abbattute a Ponticelli testimoniano la pericolosità della zona. Rimane un’ulteriore domanda a cui qualcuno dovrebbe rispondere: come mai, se la zona rossa di Ponticelli non poteva ospitare case e residenti, ha potuto ospitare un ospedale considerato “fiore all’occhiello” della Campania?

De Luca può anche rispolverare la sua accusa urbi et orbi di “sciacallaggio mediatico” contro la sua gestione ma gli errori e le responsabilità in questa storia ci sono e sono palesi. Il crollo del manto stradale del parcheggio lo dimostra in maniera violenta ed inequivocabile.

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Redazione

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